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Palestina e Israele: il futuro. L’incubo del Grande Israele

Martedì 18 novembre si è svolto il quinto appuntamento del nostro percorso di lettura comunitaria dedicato al libro “Palestina e Israele: che fare?”. Abbiamo affrontato il capitolo 4 della sezione “Dialoghi”, dedicato al futuro del conflitto e alle possibili vie d’uscita, secondo le analisi di Ilan Pappé e Noam Chomsky.

  1. Il progressivo spostamento a destra di Israele

Pappé e Chomsky sottolineano come la politica israeliana, nata con una forte componente socialista — i kibbutz, la leadership laburista, una visione collettivista — si sia progressivamente spostata verso una destra sempre più nazionalista e religiosa.

Già dagli anni ’70 emergono tre dinamiche decisive:

  • * rafforzamento della politica dei territori occupati,
  • * intensificazione della strategia di deterrenza militare,
  • * consolidamento dei movimenti nazionalisti e dei futuri partiti della destra.

Questo periodo, e in particolare gli anni successivi alla guerra dei sei giorni del 1967, segna il passaggio da una logica difensiva a una logica espansiva. Il governo israeliano riconosce di fatto che la priorità non è più la sicurezza ma l’ampliamento del controllo territoriale, dando impulso al movimento dei coloni e all’ideologia del “Grande Israele”.

  1. Dopo il 1967: territori occupati e trasformazioni geopolitiche

Al termine della Guerra dei Sei Giorni (5–10 giugno 1967), Israele conquista:

  • * Sinai e Striscia di Gaza all’Egitto,
  • * Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania,
  • * Alture del Golan alla Siria.

Il Sinai sarà poi restituito all’Egitto con gli Accordi di Camp David (1978), ma gli altri territori rimangono occupati fino a oggi. Da quel momento, la Linea Verde (i confini del 1949) diventa la distinzione tra Israele e i territori palestinesi occupati, e la base concettuale della soluzione “a due Stati”.

Intanto, Gaza viene progressivamente isolata e trasformata in ciò che vari analisti definiscono “una prigione a cielo aperto”.

  1. “Linea Verde” vs “Grande Israele”: due visioni opposte

Linea Verde

  • * È alla base della proposta internazionale dei due Stati.
  • * Distingue Israele (entro la Linea Verde) dai territori occupati (oltre la Linea Verde).

 

Grande Israele

  • * È l’ideologia secondo cui l’intero territorio tra Mediterraneo e Giordano (e talvolta oltre) dovrebbe far parte di Israele.
  • * Non coincide con la “soluzione a uno Stato” proposta da Pappé:
    → Pappé propone uno Stato unico democratico, con pari diritti per tutti.
    → Il “Grande Israele” prevede invece un unico Stato ebraico, con pochi palestinesi che costituiscono una élite di minoranza tollerata.

Nella visione della destra israeliana più radicale, “Grande Israele” significa mantenere:

  • * Cisgiordania (Giudea e Samaria),
  • * Gerusalemme Est,
  • * Gaza.

Non è una politica ufficiale dello Stato, ma influenza fortemente:

  • * l’espansione degli insediamenti,
  • * le posizioni di leader come Netanyahu, Smotrich, Ben-Gvir,
  • * la narrativa secondo cui “non esiste un popolo palestinese”.
  1. La crisi socio-economica israeliana e il suo impatto politico

Chomsky ricorda i motivi sociali che contribuiscono ad appoggiare i partiti di destra. Per molti anni, agli israeliani siano state offerte ampie agevolazioni creditizie che permettevano una vita al di sopra delle possibilità reali.

La crisi finanziaria del 2008 ha:

  • * interrotto queste facilitazioni,
  • * lasciato gran parte della classe media profondamente indebitata,
  • * ampliato la forbice tra ricchi e poveri,
  • * aumentato il malcontento sociale.

Parallelamente, mentre la società israeliana affronta difficoltà crescenti, la situazione di Gaza diventa drammatica e i palestinesi perdono fiducia in ogni possibile soluzione politica.

  1. Stato unico: il dibattito Pappé–Chomsky

La posizione di Ilan Pappé

Pappé sostiene la necessità di un cambio di regime e della fine dell’apartheid, proponendo un unico Stato in cui israeliani e palestinesi abbiano pari diritti di cittadinanza. Per lui, accettare una qualsiasi soluzione che legittimi la logica del Grande Israele equivale a sostenere la perpetuazione dell’oppressione.

La posizione di Noam Chomsky

Chomsky risponde che la proposta di uno Stato unico è, purtroppo, non praticabile allo stato attuale, perché:

  • * non esiste un forte movimento popolare palestinese paragonabile all’ African National Congress sudafricano, che coinvolgeva l’80% della popolazione del paese,
  • * la popolazione palestinese è numericamente inferiore a quella israeliana e molto frammentata,
  • * manca la forza organizzativa necessaria per sostenere un simile processo.

Secondo Chomsky, nella realtà dei fatti, oggi rimangono solo due scenari possibili:

  1. la soluzione dei due Stati, sempre più fragile ma ancora sostenuta da ONU, UE e molte diplomazie;
  2. il consolidamento del Grande Israele, con annessione permanente dei territori, accettazione della élite palestinese di Ramallah e mantenimento della segregazione dei palestinesi in campi profughi sovraffollati.
  1. Repressione o apartheid? Il chiarimento di Chomsky

Chomsky distingue tra:

  • repressione (uso della forza, occupazione militare, controllo),
  • apartheid (un sistema legale istituzionalizzato di discriminazione).

Secondo lui, Israele pratica soprattutto un sistema separazionista, non integrativo:
vuole il controllo della terra, non l’integrazione dei palestinesi.

Il Sudafrica dell’apartheid, invece, si basava sulla convivenza — seppur gerarchica — dei due gruppi. Israele, al contrario, vuole un territorio con pochi palestinesi: proprio ciò che rende irrealistica, secondo Chomsky, la proposta di uno Stato unico “alla sudafricana”.

Conclusione

Il capitolo si chiude con l’evidenza che:

  • * le strutture politiche esistenti hanno profondamente deluso il popolo palestinese;
  • * la frammentazione interna rende difficile qualsiasi prospettiva di cambiamento;
  • * la comunità internazionale continua a sostenere formalmente la soluzione a due Stati, mentre sulla terra avanza, giorno dopo giorno, il progetto del Grande Israele.

Pappé invita a costruire un discorso completamente nuovo, basato su diritti e uguaglianza; Chomsky avverte che senza un movimento popolare forte e unitario, questa prospettiva rimane lontana. Entrambi, tuttavia, convergono su un punto:
lo status quo è insostenibile e moralmente intollerabile.