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Primo incontro di lettura comunitaria del libro “Palestina e Israele: che fare?”

Martedì 21 ottobre si è tenuto il primo dei nove incontri del percorso di lettura comunitaria del libro “Palestina e Israele: che fare?”.
Già la fase di raccolta delle iscrizioni è stata una piccola sfida e una grande soddisfazione: l’interesse ha attraversato l’intera Emilia-Romagna e ha raggiunto anche altre regioni, segno che il tema tocca corde profonde e universali. Ero curiosa di vedere quanti degli oltre ottanta iscritti avrebbero effettivamente partecipato: la presenza di circa trenta persone collegate ha dato un senso concreto e importante a questa proposta, innovativa e dal forte valore culturale e umano.

L’ascolto collettivo di un’ora di lettura non era un compito semplice, ma i partecipanti hanno seguito con attenzione e partecipazione, segno che i contenuti del testo colpiscono e interrogano.
Il libro, pubblicato nel 2014, si apre con un’introduzione di Frank Barat, che racconta la situazione di Gaza e dei territori occupati: bombardamenti continui, distruzione, carestia indotta, una vita da reclusi in una “prigione a cielo aperto”. Si parla perfino di una Flotilla umanitaria, quasi un presagio delle missioni attuali.
Colpisce come un testo scritto oltre dieci anni fa descriva un presente che sembra immutato. Il 7 ottobre 2023, dunque, non ha segnato l’inizio di nulla di nuovo: per il popolo palestinese, ciò che vediamo oggi nei telegiornali è la quotidianità di decenni.

In Israele esiste un’espressione che fa rabbrividire: “falciare il prato”, usata per indicare le operazioni militari periodiche volte a “ridurre” la popolazione palestinese su ordine del governo di Israele. È accaduto più volte negli ultimi decenni. La logica che traspare è quella di una disumanizzazione sistematica: i palestinesi vengono trattati come esseri inferiori, sfruttabili a piacimento, non solo da Israele ma dall’intero Occidente, quasi come cavie su cui testare nuove tecnologie.
Riconoscere e smascherare questa ideologia razzista è un atto necessario, se si vuole parlare di giustizia e di convivenza.

Nel primo capitolo, lo storico Ilan Pappé invita a riflettere sul potere delle parole. È il linguaggio, spiega, a modellare la realtà: solo cambiando le parole possiamo cambiare anche le prospettive e le possibilità.
Bisogna allora abbandonare il “vecchio vocabolario pacifista” — espressioni come “soluzione a due Stati”, “negoziati”, “processo di pace” — perché non solo non hanno prodotto risultati, ma descrivono in modo distorto la vera natura del conflitto.

Secondo Pappé, in Palestina è in atto un processo coloniale. Il sionismo viene descritto come un progetto di espropriazione e insediamento, che priva la popolazione autoctona dei propri diritti, fino a ridurla in una condizione di apartheid.
Parallelamente, nel mondo palestinese esiste un drammatico vuoto di rappresentanza: non c’è un’autorità capace di difendere unitariamente il popolo, i suoi confini, le sue proprietà.

La proposta dell’autore è di cambiare linguaggio e prospettiva: sostituire “processo di pace” con “decolonizzazione”, e superare l’idea dei due Stati per immaginare uno Stato unico, dove ebrei, musulmani e cristiani possano convivere come cittadini uguali davanti alla legge, ciascuno riconosciuto come abitante da generazioni e proprietario legittimo della propria terra.
Un obiettivo ambizioso, che passa prima di tutto dalla fine del regime di apartheid e dal riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni persona.

Nella seconda parte dell’incontro si è aperto un dialogo intenso e stimolante fra i partecipanti, che ha permesso di conoscersi e di arricchirsi reciprocamente grazie alla varietà di esperienze e punti di vista.
È emersa una proposta condivisa: creare una lista comune di risorse — libri, film, articoli — per approfondire insieme i temi trattati. Le prime due segnalazioni sono state i film The Chosen[1] e Giaffa, la meccanica dell’arancia[2].
L’idea è di continuare ad alimentare questa raccolta con i contributi di tutti, così che ogni incontro diventi un tassello di una conoscenza collettiva più ampia.

Ancora non sappiamo se le tesi del libro siano giuste o meno, ma l’auspicio è che, nel corso di questo cammino, la conoscenza si trasformi in consapevolezza e la consapevolezza in impegno condiviso. Perché capire la storia è il primo passo per cambiarla.

Vi aspettiamo dunque al secondo degli incontri che si terrà martedì 28 ottobre. Le informazioni per iscriversi le trovate qui.

[1] Gli eletti (The Chosen) è un film del 1981 diretto da Jeremy Kagan e interpretato da Maximilian Schell, Rod Steiger e Robby Benson, tratto dal romanzo Danny l’eletto dello scrittore e rabbino statunitense Chaim Potok.

[2] Giaffa, la meccanica dell’arancia è un film del 2009 del regista Eyal Sivan. Un viaggio dalla città portuale di Giaffa all’arancia di Giaffa, frutto attraverso il quale il regista israeliano esamina il conflitto israelo-palestinese.