Secondo incontro di lettura comunitaria del libro “Palestina e Israele: che fare?”
Martedì 28 ottobre si è svolto il secondo incontro del percorso di lettura comunitaria del libro “Palestina e Israele: che fare?”, un testo che, nonostante sia stato pubblicato nel 2014, continua a rivelarsi di sorprendente attualità.
Molti dei fenomeni che oggi osserviamo nella cronaca quotidiana del conflitto israelo-palestinese erano già lucidamente analizzati dagli autori oltre un decennio fa, a dimostrazione di quanto le radici di questa tragedia affondino in un passato lungo e irrisolto.
La pulizia etnica
Uno dei concetti centrali emersi durante la lettura è quello di pulizia etnica: una pratica sistematica che Israele attua fin dalla nascita dello Stato nel 1948.
L’obiettivo è quello di isolare progressivamente la popolazione palestinese, limitandone la libertà di movimento e di sopravvivenza.
Questa strategia si manifesta attraverso l’occupazione militare, la costruzione di muri e barriere fisiche, i continui spostamenti forzati e il sistema dei checkpoint, che trasformano la vita quotidiana in un percorso di ostacoli e umiliazioni.
La disumanizzazione: un’arma silenziosa
Un secondo meccanismo, altrettanto devastante, è quello della disumanizzazione dei Palestinesi.
Nel tempo, la società israeliana è stata profondamente militarizzata: i palestinesi vengono descritti e percepiti come una minaccia; gli israeliani vengono addestrati a pensare ai palestinesi come dei bersagli.
A ciò si aggiunge un lavoro culturale di lungo periodo — attraverso i media e perfino i programmi scolastici — volto a inculcare l’idea che i palestinesi siano esseri inferiori, quasi “non umani”, ossia alla stregua di animali.
Un metodo che, come hanno notato molti studiosi, serve a giustificare la violenza e a renderla socialmente accettabile.
Il mito del “processo di pace”
Il cosiddetto processo di pace, finanziato e sostenuto da Stati Uniti e Unione Europea, si rivela, nelle parole di Ilan Pappé, come un processo costruito per non concludersi mai.
Non sono stati fissati confini chiari tra i due Stati, né definite conseguenze per chi li oltrepassa.
Il linguaggio stesso del “processo” produce una distorsione: mette sullo stesso piano due realtà, Israele e Palestina, che non sono affatto paritarie, attribuendo colpe e responsabilità in modo simmetrico quando lo squilibrio di potere è, invece, evidente.
In questo modo, Israele trova la giustificazione per continuare la repressione, l’occupazione e la politica di espansione territoriale.
Il “processo di pace” diventa così uno strumento per perpetuare la colonizzazione, mascherando con parole di dialogo un sistema di apartheid.
Un nuovo vocabolario: dal “processo di pace” al “cambio di regime”
Pappé invita ad abbandonare il vecchio linguaggio diplomatico e ad adottare nuove parole, più aderenti alla realtà.
Propone di sostituire la formula “processo di pace” con quella di cambio di regime, inteso come trasformazione radicale delle strutture politiche e sociali esistenti.
Le tappe di questo cambiamento, secondo l’autore, sono tre:
- Riformulare un unico Paese, la Palestina, in cui israeliani e palestinesi vivano in condizioni di piena parità e uguaglianza di diritti;
- Respingere il sospetto secondo cui la soluzione a uno Stato negherebbe a Israele il diritto di esistere;
- Mettere in discussione la partizione del territorio, spesso presentata come gesto di pace ma di fatto causa di segregazione, razzismo e violenza sistemica.
Oggi, Israele continua a godere di una sostanziale impunità internazionale, nonostante le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.
La comunità internazionale — pur consapevole — non ha mai imposto sanzioni significative, e questo silenzio si traduce in complicità.
Ripensare il futuro
Anche tra i palestinesi, la “soluzione a due Stati” resta però spesso accettata per la forza del consenso internazionale che la sostiene.
Ma costruire l’alternativa di uno Stato unico, laico e democratico, dove ciascun cittadino goda degli stessi diritti civili e politici, è un percorso lungo e difficile, che richiede un profondo cambiamento culturale e linguistico.
Il percorso di lettura comunitaria vuole proprio contribuire a questo: comprendere, riflettere e costruire consapevolezza, passo dopo passo, per immaginare un futuro di giustizia e convivenza reale.
Risorse consigliate dai partecipanti: stavolta si tratta di 2 libri
- * La Israel Lobby e la politica estera americana (The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy) è un libro scritto da John Mersheimer e Stephen Walt pubblicato nel settembre 2007 in USA ed edito in Italia da Arnoldo Mondadori Editore.
- * Hamas, dalla resistenza al regime, scritto da Paola Caridi. Editore Giangiacomo Feltrinelli, Data d’uscita: 17 Novembre 2023.
Vi aspettiamo al terzo incontro del percorso che si terrà martedì 4 novembre alle 20:30.
Altri riferimenti:
