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Didattica a distanza ai tempi del Coronavirus: un’alleanza tra tecnologia, scuola, alunni e famiglie

L’emergenza Coronavirus ha costretto la scuola ad affrontare una sfida importante e impegnativa, quella della didattica a distanza. Ed è una sfida che tutti dovrebbero voler vincere, che tutti dovrebbero sentire come imperativo categorico, perché è l’unica strategia che permetterà alla scuola di continuare la sua missione in questo momento.

Al di là dei problemi strettamente legati all’attività didattica, che sono competenza degli insegnanti, degli organi collegiali delle scuole e del Ministero dell’Istruzione, vanno affrontati oggi anche i problemi legati alle infrastrutture, ai dispositivi e alle abilità tecniche che occorrono per rendere effettivamente operativa la didattica a distanza.

I dispositivi

Prima cosa, affinché gli studenti possano seguire le lezioni e il programma didattico, è necessario che a casa ci sia un dispositivo per poter partecipare alla classe virtuale, che può essere un PC, un tablet o uno smartphone. Per leggere e studiare, più lo schermo è grande, meglio si riesce a lavorare; anche la tastiera aiuta a scrivere meglio. Mentre, per partecipare alla videoconferenza di classe, le tre possibilità sono equivalenti.

La connessione a Internet

Occorre naturalmente la connessione a Internet e qui ci sono due possibilità: rete fissa o rete mobile.  Con la rete fissa in casa avrete installato un router e vi potrete collegare in modalità wi-fi.  Ci sono offerte diversificate e a volte nelle zone di campagna o di montagna ci sono disagi; bisognerebbe pretendere la fibra ottica fino a casa (FTTH: Fiber To The Home) o in alternativa un collegamento wireless equivalente (FWA: Fixed Wireless Access).

La velocità domestica auspicabile con rete fissa è di 100 Megabit per secondo, che è lo standard previsto a livello europeo, ma in Italia ancora il servizio non è uniforme (potete verificare lo stato dell’infrastruttura di rete nella vostra zona sul sito http://bandaultralarga.italia.it). In questo ultimo periodo, tra la didattica a distanza e l’incremento dello smart-working, gli operatori hanno registrato un raddoppio di traffico sulla rete, con conseguente diminuzione della velocità e anche questo è un problema infrastrutturale che occorre affrontare. Per chi non ha ancora la rete fissa a casa, è possibile accedere a Internet tramite un abbonamento mobile con un operatore che ci fornisce una scheda SIM per collegarci al servizio 4G. La scheda SIM può essere installata in dispositivi quali gli smartphone o i tablet predisposti. La velocità che si raggiunge in questo periodo è equivalente al servizio medio di rete fissa. È anche possibile collegarsi a Internet da un PC sfruttando la funzionalità “Router wi-fi” degli smartphone.

Il decreto Cura Italia

Con il decreto Cura Italia il governo si è fatto carico di sostenere la didattica a distanza delle scuole, iniziando con l’erogazione di circa 100 milioni di euro per il 2020, di cui 70 per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali, come PC e Tablet. Questi fondi saranno ripartiti tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto della distribuzione per reddito nella relativa regione e del numero di studenti di ciascuna. Non potendo questi tablet essere sufficienti a coprire tutte le necessità, il ministero ha esortato le scuole a individuare chi sono gli studenti più bisognosi. Ma si potrebbe fare un ulteriore passo per soddisfare un numero più alto di richieste, una proposta che si dovrebbe concordare con i soggetti coinvolti,  potrebbe essere la sospensione per 1 anno dall’obbligo di acquistare i libri di testo per le scuole secondarie di primo e di secondo grado e vincolare le famiglie a spendere il denaro risparmiato nell’acquisto del device.

Solidarietà Digitale

Per quanto riguarda la connessione, grazie all’iniziativa Solidarietà Digitale del Ministro per l’Innovazione Digitale, i provider telefonici hanno garantito Giga illimitati col servizio 4G. Questa possibilità garantisce la connessione anche agli utenti che non hanno la rete fissa a casa (per approfondire https://solidarietadigitale.agid.gov.it/).

Il personale scolastico

Sono anche stati messi a disposizione 5 milioni di euro nel 2020 per formare il personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza e 9,3 milioni per l’assunzione di 1000 assistenti tecnici per supportare la didattica a distanza nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Questa è una figura già prevista alle superiori, che supervisiona i laboratori, fa manutenzione delle attrezzature, gestisce la tecnologia.

Il ruolo possibile della famiglia

L’obbligo di restare a casa, la sospensione di determinate attività lavorative, la direttiva lavoro agile first, la cassa integrazione, l’incremento dei congedi parentali e per la legge 104 mette le famiglie in un condizione mai sperimentata prima: più tempo, più presenza vicino ai figli. Quindi, la possibilità di attivare un’alleanza tra scuola e famiglia che potrebbe permettere di condividere le conoscenze e le competenze e far fare in poco tempo un salto qualitativo nelle competenze digitali di tutti. Anche nella didattica a distanza, dunque, può emergere il senso di comunità, si possono ricreare legami e scambi umani e i genitori possono trovare nuove forme di coinvolgimento, fatta salva l’autorevole e la competenza dell’insegnante. Le aule virtuali possono essere luogo di apprendimento anche per gli adulti, nei casi in cui i genitori siano anch’essi costretti a casa con i figli. Penso soprattutto alle classi delle scuole medie o elementari. Più rodate e in autonomia invece i ragazzi delle scuole superiori.

Le piattaforme

Il Decreto Cura Italia prevede anche 10 milioni di euro nel 2020 per consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o di potenziare quelli già in dotazione, nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità. Le piattaforme che abbiamo a disposizione per la didattica a distanza sono tante e servono a diversi scopi. Molte scuole utilizzano le funzionalità del registro elettronico per tenere traccia delle lezioni, per comunicare il programma fatto e da fare, per distribuire i compiti. Poi ci sono le piattaforme per attivare la videoconferenza di classe.

Quindi principalmente sono a disposizione due tipologie: quelle che servono per condividere materiale che viene depositato e rimane sempre disponibile per essere recuperato al bisogno e altre piattaforme che servono per comunicare in tempo reale, ossia ci permettono di ascoltarci e di vederci a distanza. La prima tipologia, di condivisione di materiale, è realizzata accedendo a un server che funge da magazzino di dati. E anche i dati che costituiscono la trasmissione delle immagini e dell’audio di una videochiamata passano per un server e possono venire registrati e conservati, diciamo, nel magazzino di quel server. Questo accade in generale con tutte le piattaforme (www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html) e tutte le app che usiamo.  Tutte acquisiscono i nostri dati.

Quindi, per chiarire, se usiamo le app di Google, Google Suite for Education o Google meets per la videoconferenza, stiamo fornendo i nostri dati a Google. Se utilizziamo Office 365 Education A1 e Microsoft Teams e Skype, stiamo fornendo i nostri dati a Microsoft. Queste piattaforme sono senz’altro molto funzionali e piacevoli e permettono di fare molte cose in modo semplice, ma appartengono a quelle compagnie chiamate GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft), che investono ormai cifre enormi nell’intelligenza artificiale a livelli che gli Stati singoli non possono certo seguire.

Proprio per questo la Commissione Europea sta tracciando una strategia per l’intelligenza artificiale europea, per mettere insieme gli sforzi di tutti gli Stati e tracciare un’alternativa rispetto ai colossi del web che si concentrano negli Stati Uniti e in Cina. Quindi, è bene riflettere sul fatto che se da una parte le proposte di Google, Microsoft e ora anche Facebook per la didattica a distanza risultano facili, belle e immediate, dall’altra parte accentuano una condizione di disparità, di divario, per la mancanza di capacità dell’Italia ed più in generale di tutta l’Europa nell’ottenere beneficio dai dati che produciamo. Il nostro Digital Divide si evidenzia anche da questo.

Per questo vorrei invitare le scuole e gli insegnanti a sperimentare anche altre piattaforme per la didattica a distanza. Ci sono varie proposte che stanno venendo alla luce da parte di aziende o anche enti pubblici italiani. Ad esempio ci sono piattaforme come quelle universitarie che permettono alle scuole di ogni ordine e grado di organizzare la didattica a distanza in tutta sicurezza e semplicità, offrendo nel contempo maggiori garanzie rispetto alle piattaforme private che vanno per la maggiore. Un altro esempio è il sistema di videoconferenze tutto italiano, gratuito e open source https://iorestoacasa.work che nasce dall’iniziativa di un team di sviluppatori di Fabriano e realizzato in collaborazione con il CNR (www.cnr.it) e il GARR (www.garr.it).

Auspico pertanto che i 10 milioni previsti dal Cura Italia per acquistare le piattaforme vengano utilizzati per acquistare piattaforme italiane. È un ottimo momento per sperimentarle. Questa buona pratica darebbe anche un impulso all’economia dei dati, sia italiana che europea, attualmente uno dei pochi settori dove investendo energie, il ritorno dell’investimento è assicurato. Inoltre tra scuole e università di uno stesso territorio potrebbero instaurarsi sinergia e collaborazione molto produttiva e senza precedenti.