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“QUALE STRATEGIA ITALIANA PER LO SVILUPPO DELLE RETI ULTRAVELOCI? LE NUOVE REGOLE PER UN’ITALIA DIGITALE”

Roma, 17 luglio 2019. Ho partecipato con piacere al convegno, organizzato da Supercom, “Quale strategia italiana per lo sviluppo delle reti ultraveloci e la crescita economica del Paese?”.

L’incontro s’è tenuto nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica e vi ho partecipato, insieme a Mirella Liuzzi, Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, Antonio Sassano, Professore di Ricerca operativa, Università La Sapienza, Andrea Zoppini, Professore di Diritto civile, Università Roma Tre, Franco Bassanini, Presidente, Open Fiber, Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato di TIM, Alessandro Morelli, Presidente IX Commissione, Camera dei Deputati, Angelo Marcello Cardani, Presidente di AGCOM, Raffaele Barberio, Direttore di Key4biz. 

Ecco il testo del mio intervento:

Quadro TLC e infrastrutturazione

Da sempre, l’Italia registra un ritardo strutturale nell’economia e nella società digitali come evidenziato dal DESI – l’indice della Commissione Europea- che nel 2019 ci colloca al 24° posto su 28 Stati membri dell’Unione Europea. 

Uno dei punti dolenti è anche la situazione delle telecomunicazioni e della loro infrastrutturazione che non è al passo degli altri Paesi europei. Solo negli ultimi anni, il settore sta acquistando la rilevanza strategica che gli è propria, sia agli occhi del Governo che dell’opinione pubblica.

Per quanto riguarda le gare Infratel per la realizzazione dell’infrastruttura a banda ultralarga nelle aree “a fallimento di mercato” del Paese, cosiddette aree bianche – un impegno partito dal precedente governo -, il calendario in questa legislatura si è intensificato perché si è giustamente voluto accelerare, in quanto i precedenti impegni 2014-2020 erano già in ritardo. In ogni caso l’attuale Governo ha sicuramente fatto tesoro di questa eredità, continuando l’opera di supporto per un sempre più rapido sviluppo delle telecomunicazioni, al fine di sfruttare i molteplici nuovi scenari prospettati dallo sviluppo delle nuove tecnologie.

Numerosi sono stati gli accadimenti che hanno rappresentato tale fermento in questo mercato, anche solo nell’ultimo anno, il 2018. Ad esempio lo scorso settembre l’attesissima gara per le frequenze 5G ha significato, per lo Stato, un incasso record di 6,5 miliardi di euro; il mercato dei servizi mobili ha visto all’opera il quarto, nuovo, gestore che in pochi mesi ha ottenuto un notevole successo di mercato, dando nuovo impulso alla competitività, ma rendendo forse ancora più dura la competizione tariffaria fra gestori mobili. 

È emerso, inoltre, dal Rapporto sulla filiera delle Telecomunicazioni in Italia – Asstel, realizzato dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, che ci sono stati alcuni miglioramenti a livello economico, poiché nel 2017 i ricavi degli operatori TLC hanno continuato la ripresa iniziata nel 2016, crescendo dello 0,8% con un guadagno di circa 250 milioni di euro e raggiungendo così il valore di 32,1 miliardi di euro. Tale andamento è però dovuto ad una dinamica opposta rispetto a quella degli scorsi anni: è cresciuta infatti la componente Fissa (+3%) mentre è diminuita quella Mobile (-2%). Infatti lo scorso anno si è assistito ad una crescita dei ricavi pari a oltre 500 milioni di euro sul mercato fisso, mentre il mobile ha mostrato una contrazione dei ricavi pari a oltre 250 milioni di euro.

Il ruolo di AGCOM

Sul tema dei livelli di performance dei servizi TLC offerti, e della trasparenza e fruibilità delle informazioni per i consumatori, il regolatore ha intrapreso una serie di azioni rilevanti non solo a tutela dei consumatori stessi, ma anche di un’equa competitività tra gli operatori; basti pensare alla delibera AGCOM in cui, per la prima volta, sono state cristallizzate le definizioni sulle caratteristiche tecniche e le corrispondenti denominazioni delle diverse tipologie di infrastruttura con cui sono erogati i servizi di accesso fisso a banda larga e ultralarga alla clientela finale. 

Con questa delibera sono state definite organicamente, non senza un previo confronto con tutti i players del settore, le diverse tipologie di architetture di rete di accesso FTTH (Fiber To The Home), FTTB (Fiber To The Building), FTTN (Fiber To The Node), FTTE (Fiber To The Exchange) e FWA (Fixed Wireless Access), imponendo, di conseguenza, l’obbligo per le imprese che erogano servizi di comunicazione elettronica, di garantire all’utente, sia in fase pre-contrattuale che in fase contrattuale, informazioni chiare e trasparenti in merito alle caratteristiche dell’infrastruttura fisica utilizzata per l’erogazione dei servizi.

Temi critici e proposte di soluzioni

Tanti, tuttavia, sono ancora i temi critici all’ordine del giorno, si pensi alle analisi sui nuovi mercati digitali aperti o potenziati dalla rete 5G, che hanno sottolineato i rischi relativi allo svilupparsi di un dualismo economico tra operatori; sicuramente, sempre di più, sarà necessario scongiurare un vuoto regolamentare rispetto a tali temi di primissima importanza a cui se ne aggiungono altri, quali le condizioni per l’ingresso sul mercato di nuovi operatori; la net neutrality, il pricing dei servizi e  la separazione della rete.

Ritengo opportuno, per quanto riguarda l’infrastruttura di rete in fibra ottica, che essa sia unica e sia di proprietà dello Stato perché è una infrastruttura strategica e deve essere gestita in modo ottimale e ottimizzato. Ma a questo obiettivo ci dobbiamo arrivare attraverso dei passaggi il più possibile guidati e accompagnati.

Gli operatori che ad oggi hanno installato la fibra ottica sono molteplici, non sono solo Open Fiber e Telecom. Sarebbe veramente interessante sapere quale percentuale della popolazione e delle imprese si potrebbe raggiungere se si aggregassero tutti gli operatori oggi presenti. Purtroppo c’è anche il problema dell’ultimo miglio, dall’armadio di strada dove arriva la fibra, alla casa effettiva. Per questa ultima parte terminale si usa ancora quasi solo il rame e questo è un problema che deve essere affrontato e risolto, abbandonando tale soluzione come sta facendo la Francia. Gli operatori non hanno voluto in tutti questi anni affrontare questo problema e quindi la fibra nelle case degli italiani purtroppo ancora non arriva. 

Si potrebbero quindi introdurre alcune regole di incentivazione e di controllo allo scopo di accelerare l’infrastrutturazione ultra broadband. Secondo il nuovo codice europeo delle telecomunicazioni l’operatore wholesale-only potrà ricevere gli incentivi, e ne avrà sicuramente bisogno perché deve realizzare l’ultimo miglio in fibra, oltre alle dorsali eventualmente mancanti. Invece l’operatore verticalmente integrato non riceverà alcun incentivo. 

Una possibile soluzione per gli operatori che sono verticalmente integrati, a mio parere, potrebbe essere quello di scorporarsi in 2 imprese. Creare per scorporo una impresa wholesale-only, ma con delle regole precise: ad esempio, che l’infrastruttura detenuta possa essere solo ultra broadband. Con un’altra regola si potrebbe vincolare l’incentivo alla realizzazione dell’ultimo miglio. Infine si potrebbe vietare di costruire una dorsale, dove ne esiste già una fatta da un altro operatore. In questo modo diversi operatori wholesale-only opererebbero in un’ottica complementare e non concorrenziale, anzi dovrebbero essere completamente collaborativi. Ultima regola che si dovrebbe prevedere per l’operatore wholesale-only è che alla fine dell’anno fiscale incrementi la copertura della sua rete di una percentuale proporzionale ai propri ricavi. Questo passaggio intermedio di molteplici operatori wholesale-only potrebbe essere precursore dell’operatore wholesale-only unico nazionale. Gli operatori wholesale-only non dovrebbero avere apparati attivi sulla rete, tranne quelli necessari per il monitoraggio dell’infrastruttura. I servizi di sicurezza dello stato dovrebbero avere il diritto di installare i propri apparati di trasmissione in qualsiasi punto della rete ottica o FWA per controllarne il funzionamento. 

Per il resto, chi si occupa di reti sa che queste funzionano secondo un modello a strati e pertanto l’infrastruttura fisica si trova su un piano che può essere totalmente astratto per i servizi che vi stanno sopra. Già oggi le imprese che hanno più sedi chiedono l’attivazione di reti private virtuali. In futuro si prevedono le Software Defined Network. Se veramente ci fosse questa infrastruttura comune potrebbero nascere tantissime nuove aziende che forniscono servizi innovativi ad oggi sconosciuti. Sarebbe una vera rivoluzione del digitale in Italia.

Il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e il 5G

Un ultimo punto riguarda il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. La sua approvazione ha rappresentato una spinta significativa verso la modernizzazione del quadro normativo europeo delle telecomunicazioni, cristallizzando a livello europeo la necessità di attuare una serie di politiche, anche urgenti, nei singoli Stati membri, quali ad esempio, più corposi investimenti nelle infrastrutture, soprattutto al fine di garantire performance che solo una rete FTTH può assicurare, in termini di velocità di accesso, affidabilità, latenza, bassi costi di manutenzione e di energia, tutti elementi imprescindibili per lo sviluppo nei prossimi anni dello standard 5G. 

Il 5G non è solo la quinta generazione di tecnologia delle telecomunicazioni mobili, ma sarà l’infrastruttura abilitante allo sviluppo di tecnologie dalle applicazioni pressoché sconfinate, in molteplici settori, si pensi all’IoT (l’internet delle cose), all’intelligenza artificiale, ai big data, alle tecnologie cloud, alla Blockchain. Si tratta di una tecnologia che lascia enormi spazi all’immaginazione e alla promessa di performance che consentiranno di trasmettere grandi quantità di dati in tempi ridottissimi, aprendo la strada alla convergenza di servizi fissi, mobili e di radiodiffusione, come mai avvenuto in precedenza.  

A meno di un anno dall’approvazione della direttiva sul nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, si fa sempre più pressante, per il nostro Paese, l’esigenza di adottare una strategia che garantisca il recepimento della direttiva. Tale recepimento deve essere non solo entro i termini, ma soprattutto deve essere ambizioso e pertinente, al fine di porre le basi normative del rapido sviluppo digitale e della cosiddetta “Gigabit Society”, attesa in un futuro che è ormai più che prossimo. 

In conclusione, è anche bene sottolineare che in un mercato profondamente regolamentato come quello delle telecomunicazioni, forse più che mai, il ruolo del legislatore consiste anche nell’essere sensibile agli impulsi provenienti da tutte le parti coinvolte, specialmente operatori, consumatori e parti attive del mercato, indirizzando e supportando l’attività regolatoria e di vigilanza delle Autorità preposte, senza mai perdere di vista i valori fondamentali del nostro ordinamento e l’orientamento alla sana competizione imprenditoriale, congiuntamente alla tutela del consumatore e alla salvaguardia della democrazia.

Si può rivedere tutto il convegno qui:
https://www.radioradicale.it/scheda/579774/quale-strategia-italiana-per-lo-sviluppo-delle-reti-ultraveloci-e-la-crescita