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SCUOLA: NO AI TAGLI PREVISTI NEL DEF, SI PONGA RIMEDIO IN FRETTA

Nel Documento di Economia e Finanza 2022 le spese per la scuola sono state ridotte al 3,5% del PIL. Anche il nostro presidente Giuseppe Conte si è detto preoccupato per la riduzione delle risorse destinate all’istruzione.
Già prima di questa riduzione l’Italia spendeva per la scuola meno della media europea, che nel 2019 era il 4,7% del Prodotto interno lordo dell’Unione (https://bit.ly/3rCoZx4). Alcuni Paesi si attestavano addirittura sul 6% del Pil (Svezia, Danimarca, Belgio).
È chiarissimo che investire nell’istruzione è vitale per un Paese, perché così si tutela e si valorizza la formazione dei giovani, si contrastano le diseguaglianze sociali, si può ridurre l’abbandono scolastico e si aumentano le competenze di coloro che saranno i cittadini adulti di domani.
L’Italia ha anche la necessità di ridurre le classi “pollaio” e di pagare meglio il corpo docente. Come si possono affrontare queste se si diminuiscono le spese a favore della scuola?
Ci impegneremo perché in sede parlamentare questo aspetto del DEF venga cambiato, magari iniziando a recuperare risorse dalla spesa per le armi.
Con i governi Conte la scuola è stata messa al centro dell’agenda politica con investimenti importanti: non possiamo invertire un percorso così importante.