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Realizzare l’infrastruttura cloud nazionale è una delle priorità per il nostro paese

Il Covid ci ha fatto capire quanto sia importante e decisiva l’infrastruttura che ci connette, ossia la rete, la possibilità di avere un accesso alla rete da casa, per la didattica a distanza, per lo smart working, per l’accesso ai servizi pubblici, ma poi non solo da casa, da ovunque, una connessione veloce e affidabile. Quindi l’infrastruttura di rete su tutto il territorio italiano che arriva in tutte le case e a tutti i cittadini è importantissima.

Ma c’è un’altra infrastruttura che si fa più fatica a capire cosa sia e quindi non è per tutti chiaro come vada realizzata, ed è appunto il cloud. Quando usiamo una app sul nostro smartphone oppure ci colleghiamo a una pagina web dal nostro pc, c’è un server (ossia un computer o magari un datacenter) in un altro luogo (spesso non sappiamo dove) che ci manda informazioni e nello stesso tempo ne raccoglie e ne memorizza.

Questi server sono oggetti fisici, di metallo, che a volte si rompono, a volte non rispondono, a volte funzionano male, ma a volte funzionano bene e ci soddisfano con ottimi servizi. Per capirci immediatamente: INPS il 1° aprile ha funzionato male, invece Facebook funziona pressoché sempre bene. Perché? Ci sono tanti motivi, ma uno fondamentale è come è organizzato il datacenter. Avere il datacenter in cloud significa avere industrializzato la fornitura del servizio digitale in modo da garantire la qualità del servizio, la sicurezza e la continuità operativa.

Che cosa significa “servizi in cloud”?

  • Innanzi tutto significa datacenter robusti e resilienti: un evento come il distacco della corrente elettrica (che è l’evento più frequente che mette down un datacenter) con il cloud  è un problema risolto, l’interruzione di una linea dati con il cloud è un problema risolto, il backup dei dati con il cloud è un problema risolto, la riservatezza dei dati con il cloud, con le giuste attenzioni, è un problema risolto. Se le aziende e le amministrazioni pubbliche hanno i loro sistemi in cloud hanno risolto il problema del disaster recovery (terremoti, alluvioni, distacchi elettrici o di connettività saranno solo un brutto ricordo) e avranno realizzato la continuità operativa.
  • Secondo: avere i servizi in cloud significa poter accedere ai servizi e agli applicativi da dovunque. I lavori d’ufficio non dovranno più essere svolti necessariamente dall’ufficio. Lo smart working diventa possibile e naturale.

Il cloud quindi è fatto da un sistema di grandi datatcenter, ossia magazzini pieni di server, pieni di supporti di memorizzazione, pieni di cavi per collegarsi alla rete, collegati a grandi forniture di energia elettrica. Questi grandi datacenter che compongono il cloud, essendo roba fisica, metallo e cavi, hanno una localizzazione geografica ben precisa e sono posseduti da corporation, aziende ben precise.

Il cloud si distingue tra cloud pubblico e cloud privato. Il cloud pubblico è un’offerta di servizio sul mercato da parte di aziende private che vendono tale servizio. Se facciamo di nuovo il parallelo con la connettività, oggi noi in italia possiamo scegliere la connettività fissa o mobile da diversi operatori. Il servizio di connettività è un servizio pubblico che viene offerto da operatori privati: per la connettività mobile abbiamo 4 grandi operatori sul mercato italiano e alcuni piccoli, invece per la connettività fissa ne abbiamo molti di più, alcuni più grandi e molti di piccoli. Questi operatori rivendono un servizio che è basato su un’infrastruttura fisica, la rete, ossia l’insieme dei cavi e altre apparecchiature fisiche, posati e installati sul territorio dello Stato. Questi cavi sono di proprietà di alcune aziende e sono un valore molto importante.

Stessa cosa per il cloud. Il cloud pubblico è un’offerta di servizio sul mercato da parte di operatori privati che vendono tale servizio. Quindi se un’azienda acquista un servizio cloud, può scegliere tra diversi operatori. Importante è conoscere se il servizio che acquistiamo è realizzato su datacenter di proprietà dell’azienda fornitrice oppure rivenduto, ed è anche importante sapere dove è collocato geograficamente il datacenter che come azienda andiamo ad utilizzare.

Ad oggi il mercato del cloud a livello mondiale è dominato da pochissimi operatori: Amazon, Microsoft e Google sono i maggiori fornitori di servizi cloud al pubblico e vendono i loro servizi in tutti il mondo. Sono 3 mega corporation statunitensi. Ad esse se ne affiancano poche altre, più piccole, sempre statunitensi. Sul fronte asiatico, in Cina, abbiamo un’altra mega corporation che è Alibaba che è in grado di contrastare le statunitensi nel mercato cinese. In Europa non abbiamo imprese dello stesso livello delle statunitensi nel mercato del cloud, e ci troviamo in tutta europa praticamente colonizzati dalle corporation USA che vengono qui in europa ad installare i loro datacenter.

È notizia recente che Google abbia deciso di investire 900 milioni di dollari in 5 anni per la ripresa economica dell’Italia, in particolare per aiutare la digitalizzazione di aziende grandi e piccole. Per questo intende realizzare sul territorio italiano 2 regions Google cloud in collaborazione con TIM. Da Amazon invece, in pieno lockdown, l’annuncio di aver inaugurato in Lombardia la sesta region di Aws in Europa dopo Dublino, Francoforte, Londra, Parigi e Stoccolma.

In Europa, come dicevo, non abbiamo aziende cloud provider di dimensione tale da poter competere con le statunitensi e subiamo in tutta Europa la colonizzazione statunitense in ambito cloud, ossia nella gestione di tutti i nostri dati. Non è bastato il GDPR a proteggere tutti i nostri dati da questa colonizzazione.

Per questo la Germania ha lanciato un appello proponendo di realizzare un cloud europeo denominato Gaia-X e ribadendo il concetto della sovranità digitale che stiamo per perdere. I dati sono la materia prima del presente e del futuro. Se i nostri dati europei vanno ad altri, saranno altri che ne trarranno valore, se rimangono nelle nostre mani saremo noi che ne potremmo trarre valore.

In questo panorama tra grandissime sfide mondiali e la proposta europea Gaia-X, l’Italia deve iniziare la propria transizione digitale.

Il cloud è anche la “misura” dell’efficienza dei nostri servizi digitali. In Italia abbiamo per ora solo pochi operatori cloud, rispetto ai colossi sono piccole aziende ma che hanno grandi competenze e a mio avviso grandi potenzialità se si mettessero insieme per un progetto comune. Per questo auspico che il ministero dello Sviluppo Economico in sinergia con il Ministro dell’Innovazione convochino gli operatori italiani per pensare a come contribuire al piano per il cloud nazionale e anche a Gaia-X: è la proposta che ho avanzato anche all’incontro pubblico sul tema tenutosi durante le Olimpiadi delle Idee, l’evento digitale del Villaggio Rousseau.

Per quanto riguarda l’offerta nazionale di servizi cloud al pubblico e la conseguente partecipazione in Gaia-X mi pare che per ora non ci sia una valida strategia, mentre è urgentissimo definirla. Invece per la strategia relativa al cloud della Pubblica Amministrazione, questa è ora definita nel Decreto Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Realizzare il piano per il cloud nazionale della Pubblica Amministrazione ci permette di andare verso una Pubblica Amministrazione efficiente e moderna, significa razionalizzare e risparmiare, soprattutto energia elettrica, quindi sostenibilità economica ed efficienza energetica. Poi significa avere i dati sempre disponibili, evitando i server spenti o non raggiungibili. Inoltre, si potrebbero così collegare le banche dati e quindi dare servizi più efficienti ai cittadini. Collegare le banche dati significa andare verso il principio “Once Only”, ossia il cittadino non deve fornire alla PA i dati che la PA già conosce. Non si dovranno più fornire dati per presentare una domanda, partecipare a un concorso, richiedere un servizio o un bonus. Ad esempio oggi per chiedere il bonus vacanze devo fornire l’ISEE. Ma se io ho compilato l’ISEE e il mio ISEE è stato registrato presso l’INPS, perché questo documento non viene preso automaticamente semplicemente chiedendomi il consenso? Purtroppo scontiamo 20 anni di ritardo nella digitalizzazione della PA (e anche del Paese), scontiamo inefficienze e incompetenze nei ruoli chiave. Ma abbiamo le carte in regole oggi per un cambio di passo.

Vediamo come si realizzerà il cloud della PA.

L’articolo 35 del Decreto Semplificazioni prevede che la Presidenza del Consiglio dei ministri promuova lo sviluppo di una nuova infrastruttura ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale, destinata alle pubbliche amministrazioni e volta alla razionalizzazione e al consolidamento dei loro CED (sono 111 quelli dell’amministrazione centrale e 11.000 quelli delle amministrazioni periferiche). Obiettivo garantire “la qualità, la sicurezza, la scalabilità, l’efficienza energetica, la sostenibilità economica e la continuità operativa” dei sistemi e dei servizi digitali al fine di tutelare l‘autonomia tecnologica del Paese e mettere in sicurezza le infrastrutture digitali delle pubbliche amministrazioni.
Con questa legge le amministrazioni ricevono ora obbligo di “migrare” i loro CED verso soluzioni cloud individuate dal decreto in questo modo:

    • Una possibilità è l’infrastruttura ad alta affidabilità sopra menzionata, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
    • Oppure un’altra infrastruttura della PA già esistente, comunque rispondente a requisiti definiti in un regolamento dell’AGID;
    • Oppure soluzioni cloud per la pubblica amministrazione, per servizi da essa erogati, forniti da operatori di cloud pubblico.
    • Oppure, per le amministrazioni centrali, è prevista un’ulteriore alternativa: un polo strategico per l’attuazione e la conduzione dei progetti e la gestione dei dati, delle applicazioni e delle infrastrutture delle amministrazioni centrali di interesse nazionale previsti dal piano triennale di razionalizzazione dei CED delle pubbliche amministrazioni – polo impiantato da SOGEI quale società di gestione del sistema informativo dell’amministrazione finanziaria.

L’AGID da ora definisce la strategia di adozione del modello cloud per la pubblica amministrazione.

Faccio mie le preoccupazioni della ministra Paola Pisano: la nostra libertà di cittadini oggi è influenzata dal livello di digitalizzazione del paese. Un Paese non sufficientemente digitalizzato è un paese dove le libertà non sono sufficientemente garantite. Ma anche un paese soggiogato digitalmente dai grandi gruppi internazionali è un paese dove le libertà non sono sufficientemente garantite. Per questo dobbiamo recuperare tempo perso per realizzare velocemente la nostra digitalizzazione, partendo dalla realizzazione delle nostre infrastrutture cloud. È urgentissimo! Oggi  l’Italia non dispone, nella sua macchina dello Stato, della quantità di competenze necessarie. Non dispone delle competenze digitali avanzate in numero sufficiente in nessun settore. Eppure dobbiamo avanzare, non arretrare e per questo dobbiamo convergere su ciò che conviene all’intero paese. Dobbiamo farlo tutti insieme.