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Proteggere, non bloccare. Il Golden Power spiegato da Mantovani (M5S)

Qui di seguito l’intervista integrale pubblicata dal portale web di informazione formiche.net
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La senatrice del M5S che ha curato l’ultimo Dl sul Golden Power: bene l’ampliamento, le imprese non devono temere di finire soffocate. Il controllo degli asset strategici dà credibilità all’Italia ai tavoli europei

Difendere non significa bloccare. Il nuovo Golden Power approvato dal governo è uno scudo per proteggere le aziende strategiche, senza soffocarle, dice Maria Mantovani, senatrice del Movimento 5 Stelle e relatrice dell’ultimo Dl sui “poteri speciali”.

Senatrice Mantovani, perché intervenire sul Golden Power?

La crisi sanitaria ha imposto una riflessione su quali siano le infrastrutture nazionali critiche a cui porre maggiore attenzione. Non tutte erano sufficientemente tutelate.

Qual è la grande novità? I poteri speciali già coprivano diversi settori.

Per la prima volta non sono solo incluse le infrastrutture fisiche ma anche quelle virtuali. Come la salute, o l’archiviazione dei dati. Fatta eccezione per il garante della Privacy, il patrimonio digitale non era sottoposto a uno stretto controllo di sicurezza.

Un passo verso il sovranismo digitale annunciato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Questa mi sembra la direzione. Spesso quando usiamo alcune app sul cellulare forniamo dati a infrastrutture che sono al di fuori dal territorio nazionale, ci sono dei rischi.

A proposito, l’articolo 75 del decreto “Cura Italia” inserisce l’obbligo per le aziende che forniscono il cloud per la Pa di processare i dati sul territorio nazionale. Così non si rischia di escludere buona parte dei player internazionali?

I dati sono una materia prima. Se sono raccolti e processati in Italia, producono valore qui. Se li lasciamo fluire verso nazioni estere, anche gratuitamente, diamo loro una leva cruciale. Si può, semmai, concordare una co-gestione dei dati.

Nel Golden Power rientra anche la rete 5G, un settore dove l’Italia sconta qualche ritardo.

Il ritardo è relativo, siamo piuttosto allineati alla road map di altri Paesi europei. La Cina è un passo avanti, in Europa l’introduzione di queste tecnologie è agli albori. Quanto all’Italia, ora stiamo installando antenne con una frequenza di 700 mega Hertz, siamo ancora lontani dalla banda ultra-larga. Antenne con frequenze superiori, le cosiddette onde millimetriche, sono state installate solo a livello sperimentale in pochi centri urbani.

Non c’è il rischio che una così significativa estensione del Golden Power rischi di bloccare il tessuto economico? Sono molte le aziende che, anche indirettamente, rientrano nei settori strategici.

Lo scopo è proteggere, non bloccare. Ovviamente, come è necessario schermare queste aziende da azioni ostili, è doveroso sostenerle perché possano svilupparsi sul territorio nazionale senza dover ricorrere a finanziamenti di capitale estero.

Il focus del nuovo Golden Power è anche sulle operazioni infra-Ue.

Questa è una novità. Il decreto-cyber faceva esplicito riferimento agli attori extra-Ue, ora lo spettro è stato ampliato, credo giustamente. Una più decisa tutela degli asset nazionali permette di sedersi al tavolo delle contrattazioni europee con una posizione più forte.

Ovvero?

Faccio un esempio. L’Italia ha annunciato di partecipare assieme a Francia e Germania al progetto Gaia X per il cloud europeo. Per farlo bisogna necessariamente mettere degli asset in comune. Se questi asset non sono di proprietà italiana, qualcuno potrebbe chiederci: voi cosa state portando?

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