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Tuteliamo privacy e sicurezza dei dati nelle scuole con una piattaforma nazionale

Il mio intervento in aula al Senato del 15 ottobre sulla piattaforma nazionale per la scuola

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Sempre più scuole richiedono una piattaforma di videoconferenze, ad esempio per gli incontri genitori-insegnanti o per la didattica digitale, che tuteli i dati e la privacy degli utenti, che siano essi allievi, docenti o familiari.

Come sappiamo le piattaforme private non garantiscono tali tutele. La Corte di Giustizia Europea ha invalidato il “Privacy Shield”, ovvero l’accordo largamente diffuso con cui grandi organizzazioni e multinazionali potevano fino ad ora legittimare il trasferimento di dati personali tra Europa e Stati Uniti. La legislazione americana non pone infatti limitazioni alla portata e alla durata della raccolta, né garantisce a cittadini stranieri alcun diritto nei confronti delle autorità statunitensi “azionabili dinanzi ai giudici”.

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati europeo prevede invece che la raccolta e il trattamento siano esplicitamente definiti e limitati nello scopo e nel tempo, e che l’interessato possa reclamare, richiedere la correzione o la cancellazione dei dati, e opporsi al loro trattamento.

A rischio sono anche i dati dei minori. Il Garante della Privacy intervenuto nella Commissione Infanzia e Adolescenza ha chiarito come sia stata posta all’attenzione del Ministro dell’Istruzione l’esigenza di una svolta nel ricorso alle piattaforme in generale, ritenendo come fosse più prudente utilizzare il registro elettronico, che sicuramente non è privo di problemi, rispetto alla piattaforma di una multinazionale di cui non si sa nulla. Sarebbe quindi meglio nel presente dare indicazioni perché le scuole ricorrano tutte le volte che è possibile al primo.

Il Garante ha quindi ribadito come il tema vero e più importante sia quello di una “piattaforma pubblica italiana che si faccia carico di mettere insieme risorse e competenze: per dati delicatissimi come quelli dei minori, ma anche per dati come quelli della salute o del fisco. Ed è bene che l’Italia si doti di una sua infrastruttura, auspicabilmente nell’ambito di una cooperazione anche europea. In ogni caso non possiamo vivere appoggiandoci alle piattaforme cinesi o americane di cui non sappiamo assolutamente niente. Il cui livello di protezione dei dati è affidato al buon cuore”.

Detto questo, Presidente, colleghe e colleghi, rispetto ai tempi passati oggi abbiamo una nuova possibilità. Tra le sfide strategiche che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano dovrà affrontare, vi è quella che riguarda la transizione verde e digitale del nostro Paese. In particolare, la digitalizzazione è la prima delle 6 missioni da realizzare.

In questo senso, le risorse del Recovery Fund possono davvero essere utilizzate per la realizzazione di una piattaforma nazionale per l’istruzione. Sappiamo che il Governo sta muovendo i primi passi per la creazione di questa infrastruttura e mi auguro si possa presto giungere all’obiettivo di una piena tutela dei dati. Tale garanzia  rappresenta uno dei pilastri su cui si deve basare una seria politica per la sovranità digitale e tecnologica che l’Italia deve attuare ed integrare sapientemente nell’ambito della realtà europea.