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APP IMMUNI, VALIDO AIUTO PER CONTRASTARE LA DIFFUSIONE DEL COVID. Intervento in aula al Senato

Di seguito l’intervento integrale della senatrice del MoVimento 5 Stelle Maria Laura Mantovani tenuto in aula al Senato il 16 giugno.

«Gentile Presidente,

Colleghe Senatrici e colleghi Senatori,

Il provvedimento oggi all’esame dell’Assemblea reca, tra le altre misure urgenti, disposizioni per l’introduzione del sistema di allerta Covid-19.

Su questo sistema, noto ormai come app Immuni, dal 1 giugno disponibile per l’istallazione sui nostri smartphone, sono state dette molte cose, sia da esperti qualificati, cui oggi vorrei replicare, sia da esperti dell’ultimo momento, di non chiara competenza. Tali aspetti meritano di essere approfonditi e spiegati per fare luce e chiarezza sulla questione, di fronte a tutti i cittadini italiani.

Mi permetto di dare il mio contributo a tale dibattito perchè mi sono occupata per una vita di digitalizzazione e di sicurezza informatica e attualmente come Senatrice ho seguito da vicino tutto il percorso della app Immuni, studiandone i relativi risvolti. E per questo ritengo che si debba fare un plauso e un ringraziamento alla ministra dell’Innovazione tecnologica e Digitalizzazione Paola Pisano, a Paolo De Rosa direttore tecnico e a tutto lo staff tecnico presso il Ministro, che ha condotto e portato a termine con massima professionalità questo progetto.

E’ stata criticata la Ministra dell’Innovazione e della Digitalizzazione con l’accusa che la app Immuni dovesse essere una questione di competenza del Ministero della Sanità e che non sarebbe così. Invece lo è: è evidenziato da Play Store e Apple Store che, prima di procedere all’installazione, ci indicano chiaramente che Immuni è rilasciata dal Ministero della Salute. Inoltre l’articolo 6 del provvedimento oggi in esame afferma che il ministero della Salute è l’unico responsabile del trattamento dei dati raccolti da Immuni ed è responsabile “per gli ulteriori adempimenti necessari alla gestione del sistema di allerta e per l’adozione di correlate misure di sanità pubblica e di cura” in coordinamento “con le strutture pubbliche e  private accreditate che operano nell’ambito del Servizio sanitario  nazionale”. Un plauso quindi alla fattiva collaborazione tra Salute e Innovazione tecnologica e Digitalizzazione che ha permesso di giungere alla realizzazione di una validissima soluzione tecnica per supportare le procedure sanitarie ed epidemiologiche.

Si è sostenuto inoltre che non sia chiaro cosa succeda dopo la ricezione del messaggio che avvisa di aver avuto un contatto con un soggetto infetto. Falso. In diverse circolari, tra cui ultimamente quella del 29 maggio 2020, il Ministero della salute ha specificato in maniera chiara il percorso che deve essere seguito: la persona, tecnicamente il contatto, verrà invitato a rivolgersi al proprio medico di famiglia che subito lo potrà prendere in carico da punto di vista sanitario e attivare tutto il sistema necessario per diagnosticare se effettivamente ci sia stato o meno il contagio. È proprio questo il modo più efficace di procedere da parte del Servizio Sanitario Nazionale per analizzare i casi sospetti di COVID-19. Si capisce quindi che la app Immuni fa proprio parte di un sistema di allerta e sicurezza sanitaria a favore del cittadino.

Si è discusso anche sul concetto di contatto stretto e anche su questo c’è poco da discutere: la sua definizione la troviamo anch’essa nell’ultima circolare che ho citato ed è indipendente dall’esistenza o meno di una app. Il sistema di Prevenzione Sanitaria cerca i contatti in qualsiasi modo, sia con i normali sistemi di contact tracing manuali, sia, come in questo caso, con quelli digitali perché la ricerca dei contatti è l’unico modo per fermare o almeno frenare l’epidemia. Il vaiolo ad esempio è stato ridotto con il vaccino, ma è stato eradicato con il contact tracing. L’App, registrando il contatto avvenuto per almeno 15 minuti a meno di 2 metri di distanza, rileva una esposizione ad alto rischio. Non tutte le esposizioni ad alto rischio vengono registrate dalla app, ma sicuramente quelle rilevate sono esposizioni ad alto rischio che, se si riferiscono ad incontri casuali, non riescono a venire intercettate dal contact tracing manuale. Immuni permette di allertare i contatti occasionali, difficili da ricostruire a posteriori con il contact tracing manuale. Quindi il contact tracing digitale va effettivamente a migliorare e completare il contact tracing manuale.

Una grossa polemica è stata sollevata a riguardo della privacy e il trattamento dei dati. Si è detto che non sarebbe rispettata la riservatezza e che ci sarebbero state ripetute retromarce e notizie confuse sui temi come il trattamento dei dati e i server centralizzati o diffusi.

Anche qui è bene chiarire: il Garante per la protezione dei dati personali è stato sentito e coinvolto in tutte le fasi della realizzazione dell’app e continuerà a essere sentito nelle fasi di utilizzo. Il Garante garantisce che, come espresso in questo provvedimento, il livello di sicurezza sia adeguato  ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati e che gli utenti ricevano, prima dell’attivazione dell’applicazione, informazioni chiare e trasparenti al fine di  raggiungere  una  piena consapevolezza, in particolare, sulle finalità  e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione  utilizzate  e  sui tempi di conservazione dei dati; è rispettato il principio di minimizzazione, per cui i dati personali raccolti dall’applicazione sono esclusivamente quelli necessari; c’è una data di termine del trattamento che è il 31 dicembre 2020. Per chi vuole accertarsi di persona e conoscere i dati che effettivamente la app trasferisce al server centrale, è stato messo a disposizione di tutti anche il codice sorgente dell’app, inoltre l’informativa privacy è molto dettagliata. Per la prima volta penso si possa dire che l’amministrazione pubblica ha messo a disposizione dei cittadini un servizio che dal punto di vista della privacy è stato certificato dal Garante dall’inizio alla fine del processo di realizzazione. Eppure avvocati e professori continuano a giudicare Immuni parlando di cose che a loro sono ignote, perché è raro trovare un avvocato che sappia anche cosa sia un payload Json, chi invece ha a che fare con la tecnologia tutti i giorni tesse elogi per le soluzioni informatiche scelte proprio per tutelare la privacy degli utenti. Mai si sono scatenate tante polemiche sulla privacy come in questa occasione, unica volta in cui veramente non ce n’era alcun motivo, contrariamente a quanto accade con molti altri servizi, dove occorrerebbe una seria critica alle piattaforme, come ad esempio per la didattica a distanza dove l’abuso di utilizzo dei dati personali da parte delle piattaforme commerciali è elevatissimo.

Ma ritorniamo alla app immuni. Se quindi confusione c’è stata, essa è stata causata da interferenze dovute alla disinformazione che fa parte della lotta politica. Ma dal punto di vista tecnico e implementativo non c’è stata alcuna confusione. Il progetto è stato elaborato a livello europeo ed è stato via via affinato. Il lavoro in team è stato costruttivo, sono state ascoltate tutte le esigenze ed è stato trovato il modo di soddisfarle tutte. Abbiamo così una soluzione che è interoperabile a livello mondiale, nonostante i diversi sistemi sanitari e le diverse implementazioni dell’app da paese a paese. Per quanto riguarda l’Italia e l’app Immuni, se siamo stati i primi a implementarla possiamo dire finalmente che non dobbiamo considerarci inferiori a nessuno. Le recensioni dell’app da parte degli esperti sono ottime, come quelle di, Roberto Pezzali giornalista e sviluppatore di applicazioni web, Giorgio Bonfiglio, ingegnere e cloud architect, e persino Matteo Flora, solitamente molto critico, ha giudicato Immuni “la migliore applicazione degli ultimi 5 anni”, è bella, perché anche un’app può essere un’opera d’arte, fatta bene oltre qualunque tipo di aspettativa ed è a codice sorgente aperto come dovrebbe essere qualsiasi programma informatico della PA.

E’ stata infine sostenuta un’ultima provocazione: secondo alcuni, uno Stato serio avrebbe messo per sei mesi la privacy in secondo piano. Presidente, colleghe e colleghi, chiariamo bene questo aspetto: la privacy è uno dei concetti cardine in Occidente e specialmente in Europa e dimostrare che si può essere rispettosi della privacy anche in un momento come questo è sicuramente un plus che ci fa capire che siamo veramente in un paese democratico.

Per concludere, non si deve certo considerare questa app una soluzione salvifica, piuttosto un accessorio di civiltà che, insieme alla mascherina, ci permetterà una convivenza civile più rispettosa gli uni verso gli altri.

Invito tutte le colleghe senatrici e i colleghi senatori ad installare e testare la app Immuni per verificarne la validità ed essere esempio verso la cittadinanza dei valori della convivenza sociale e del rispetto reciproco».

QUI il video dell’intervento.